La società tecnologica è ancora in grado di perdonare?

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Fotografia: Il senso del perdono – Orazio Coco

La Dott.ssa Barcaccia e al Dott.Mancini hanno scritto un ottimo libro sul valore del perdono ed sul suo potere terapeutico. Si chiama “Teoria e tecnica del perdono”. Come descrivono gli autori esiste ormai una vasta letteratura scientifica che ha identificato che il “perdonare”, operazione psichica complessa e faticosa, può dare dei validi benefici al benessere psichico.

Ma come tratta “il perdono” la civiltà tecnologica? Lo tratta appunto come una operazione troppo complessa e faticosa per essere veloce ed efficiente. Molto più efficace cancellare, passare ad altro, distrarsi o scaricare la rabbia della frustrazione in un videogioco sparatutto o bolle-colorate; resettare il pensiero e tornare a riempirsi la testa di immagini meno offensive. Bello, igienico, rapido ed…indolore. Il rancore, nella profondità del nostro polo limbico (la parte profonda del cervello) viene davvero superato,  oppure rimarrà lì ad alimentare quel “rumore di fondo”, quella lieve depressione, quell’insofferenza a vivere che affligge tante persone e pazienti quando si staccano dalla giostra colorata della civiltà tecnologica?

Nella pratica clinica vediamo sempre più spesso la necessità di creare uno spazio ed un tempo per poter stare con le proprie emozioni negative, non al fine di soffrire inutilmente, ma per poter imparare a dialogare con loro, ad affrontarle, a contenerle nella propria mente e a risolverle come, ad esempio, avviene con il perdono.

Paolo Giovannelli