Alessitimia e Dipendenze Patologiche

Pubblicato il nella categoria News.

Per Alessitimia si intende la difficoltà di identificare, descrivere e comunicare le emozioni. In diversi studi, la prevalenza della stessa nei soggetti con disturbo da uso di sostanze si è attestata mediamente intorno al 50%, evidenziandone un’importante relazione e suggerendo l’ipotesi secondo cui i soggetti affetti da sindrome di dipendenza avrebbero difficoltà a esprimere, identificare o descrivere i propri vissuti emozionali e a discriminare gli stati emotivi dalle sensazioni corporee sottostanti.

Tuttavia, la nozione di dipendenza viene sempre più frequentemente utilizzata per spiegare anche sintomatologie derivanti dalla ripetizione di attività per lo più lecite e socialmente accettate, che non implicano l’assunzione di alcuna sostanza. Queste nuove dipendenze, note come dipendenze comportamentali, si riferiscono a una vasta gamma di comportamenti e tra esse le più note e maggiormente indagate sono il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP), l’Internet Addiction Disorder (IAD) e le dipendenze da tecnologia in generale, lo shopping compulsivo, la dipendenza da lavoro e da studio, l’exercise addiction, le dipendenze relazionali ed alcuni disturbi alimentari.

La letteratura riporta come sia le dipendenze comportamentali (nuove dipendenze) sia quelle determinate dall’uso di sostanze presentino delle somiglianze che possono essere così riassunte:

• sensazione di impossibilità di resistere all’impulso di mettere in atto il comportamento (compulsività);
• sensazione crescente di tensione che precede immediatamente l’inizio del comportamento (craving);
• piacere e sollievo durante la messa in atto del comportamento;
• percezione di perdita di controllo;
• persistenza del comportamento nonostante la sua associazione con conseguenze negative.

Molti autori hanno postulato una vera e propria sindrome da dipendenza patologica che è prodotta semplicemente dalla ripetizione di qualsiasi comportamento che assume rilevanza psicologica per l’individuo, intesa soprattutto come riduzione degli stati emotivo-affettivi percepiti negativamente e, contemporaneamente, come intensificazione ed esaltazione degli stati positivi di percezione di sé e del mondo. Il punto d’arrivo naturale di questa prospettiva non è tanto il riconoscimento che certe condotte compulsive, come il gioco d’azzardo patologico, costituiscano vere e proprie dipendenze alla stregua delle tossicodipendenze, bensì l’idea dell’esistenza di un’unica sindrome di dipendenza che può avere espressioni molto diverse tra loro. In tale ottica, oltre che con i disturbi da uso di sostanze, l’alessitimia risulta essere correlata anche con le dipendenze comportamentali. Nell’ambito di queste, le forme di cui, finora, è stata studiata la correlazione con l’alessitimia sono rappresentate fondamentalmente dal GAP, dall’internet addiction disorder e dall’ipersessualità (Lumley et al. 1995; Parker et al. 2005; Toneatto et al.; Reid et al. 2008).

De Berardis et al. hanno valutato la presenza di alessitimia, esperienze dissociative ed internet addiction in un campione non clinico di 312 studenti, identificando i fattori predittivi associati con il possibile rischio di sviluppare una internet addiction.

È stato riscontrato che i soggetti alessitimici presentano esperienze dissociative più consistenti, un’autostima più bassa e sintomi ossessivo-compulsivi più importanti rispetto ai non alessitimici. Pertanto, da tale studio si deduce che una combinazione di alessitimia, esperienze dissociative, bassa autostima e discontrollo degli impulsi può costituire un fattore di rischio per lo sviluppo di internet addiction, almeno in un campione non clinico.

 Possiamo ragionevolmente affermare che la dipendenza patologica, intesa nel senso più ampio del termine, rappresenta una condizione o una serie di condizioni dettate dall’incapacità di riconoscere vissuti emotivi, i quali, nell’impossibilità di essere regolati, verrebbero “attutiti” mediante l’uso di sostanze o il ricorso a peculiari comportamenti. In tale ottica, dunque, l’uso di sostanze o di alcol, il GAD, l’uso eccessivo di internet e della tecnologia in generale, l’esercizio fisico strenuo, un eccessivo studio e lavoro, lo shopping compulsivo, ma anche le “abbuffate alimentari”, potrebbero essere visti come aspetti di uno stesso fenomeno: il tentativo disperato di regolare un’emotività non mentalizzata e quindi spesso dolorosa.

Secondo un’ipotesi alternativa, l’uso di alcol e sostanze, nonché il ricorso patologico ai comportamenti sopradescritti, possono essere interpretati come tentativi di “sentire le emozioni” e quindi la propria corporeità ed il senso di sé. Si possono infine considerare tali forme di dipendenza come una strategia per migliorare la propria integrazione sociale la cui scarsità sarebbe indotta dall’incapacità di capire l’altro ed il sé rispetto ad esso.

 Fonte: G. Martinotti, D. Stavros Hatzigiakoumis, L. Janiri; Istituto di Psichiatria e Psicologia, Università Cattolica del S. Cuore, Roma

 Dott.ssa Mara di Molfetta